No sfardu

Cari amici del TUG la maratona del Piceno si avvicina e dopo un lungo periodo di allenamento, inframezzato dalla disastrosa partecipazione alla Maratona di Roma, la voglia do correre scema ogni giorno di piu'... che sia il preludio del prossimo schioppo?
Viceversa, con l'approssimarsi della bella stagione, che quest'anno sembra non arrivare mai definitivamente, cresce la voglia di avventura e di corsa Trail.
Qualce giorno fa' con il fido
PodiMC abbiamo fatto un paio di collinari veramente impegnativi immersi nella natura e sempre piu' forte sento "il richiamo della foresta".
Quando percorro le strade sterrate e ammiro i paesaggi delle nostre colline (da difendere) mi sovvengono i versi dell'ultima lettera di E. Ruess indirizzata al fratello.
Per chi non lo sapesse E. Ruess era un giovane che, rapito dal fascino della natura si era dato, a vagabondare nelle remote terre del West, in particolare nella zona a confine dello Utah all'interno della riserva Navajo (per chi ha letto Tex una zona mille volte sognata) e qui misteriosamente scomparso.

Recentemente questo mistero e' stato svelato con la scoperta dei resti del povero Everett in fondo ad un burrone dove era stato gettato dopo essere stato ucciso da un paio di balordi nativi.
Di seguito riporto il testo della lettera che vorrei fosse il motto del sottogruppo Trail del TUG:
"As to when I shall visit civilization again, it will not be soon, I think. I have not tired of the wilderness; rather I enjoy its beauty and the vagrant life I lead, more keenly all the time. I prefer the saddle to the streetcar and star-sprinkled sky to a roof, the obscure and difficult trail, leading into the unknown, to any paved highway, and the deep peace of the wild to the discontent bred by cities. Do you blame me then for staying here, where I feel that I belong and am one with the world around me?
It is true that I miss intelligent companionship, but there are so few with whom I can share the things that mean so much to me that I have learned to contain myself> It's enough that I am surronded by beauty...
Even from you scant description, I know that I could not bear the routine and the humdrum of the life you are forced to lead. I don't think I could ever settle down.
I have knowm too much of the dephts of life already, and I would prefer anything to an anticlimax."
--From Everett's last letter to his brother Waldo before he disappeared, written November 11, 1934.
Di seguito traduzione
adattata al podismo....
“Quando faro’ ritorno alle corse su strada? Non presto, credo.
Non sono ancora stanco della vita selvaggia, anzi apprezzo sempre di piu’ la sua bellezza e le corse erranti che conduco. Preferisco la sella al tram e il cielo stellato al soffitto, preferisco il sentiero oscuro e difficoltoso verso l’ignoto alla strada asfaltata, e la pace profonda del selvaggio allo scontento generato dalle citta’.
Disapprovi dunque che io resti qui dove sento di appartenere e di essere tutt’uno col mondo?
E’ vero, mi manca compagnia intelligente, ma sono cosi’ poche le persone con le quali posso condividere cio’ che per me e’ tanto importante che ho imparato a contenermi.
La bellezza intorno a me e’sufficiente. (…)
Basta perfino la tua breve
tabella a farmi capire che mai potrei reggere il tran tran dei lunghi, e penso che mai riusciro’ ad adattarmi.
Ho conosciuto esperienze talmente profonde che preferirei qualsiasi cosa a un anticlimax.”
Dall’ultima lettera di Carcarlo, scritta all'amico
Piertinti prima dello schioppo a PSG.
PS: E sia chiaro che se dovessi
acclarare che qualcuno a mia insaputa mi ha pagato l'iscrizione alla maratona io lo ringrazierei!