La maratona è tra le discipline del podismo la più emozionante. I sentimenti, gli stati d'animo le sofferenze rendono questa corsa molto particolare. Mentre gareggiavo domenica scorsa (26 ottobre2008) alla 23 edizione della Maratona di Venezia, ad un certo punto, percorrendo il ponte della Libertà e guardando l'enorme folla che ciondolava sofferente verso la città lagunare mi sono chiesto: "ma quanta follia c'è in noi? come si fa e perchè bisogna soffrire in questo modo?". Adesso digerita la maratona è strano ma quasi mi manca e in fondo in fondo sogno la prossima volta, la prossima riva 7 martiri. Non so spiegarmelo ma è così boh forse sono veramente matto!!!!! Proprio questa sofferenza questo sacrificio mi fanno vivere la maratona anche in una dimensione mistica che va oltre lo sport, e ho visto anche quest'anno molti interpretano la maratona dedicandola a qualcuno (si notano dalle scritte e foto stampate per l'occasione sulle maglie). Io non ho preparato nessuna maglia (non mi piacciono le cose preparate), ma sin dal momento dell'iscrizione ho voluto correre dedicando la mia maratona a mia figlia Caterina nata il 14 agosto 2008 come avevo già fatto con la maratona di New York 2004 per l'altra mia figlia Chiara. Quindi arrivato ai piedi dell'ultimo ponte, in vista del traguardo li a poche decine di metri ho cercato di fare un gesto che rimanga immortalato per poi raccontarlo e documentarlo a mia figlia da grande, ed avevo già pensato al tipico gesto della culla con le braccia a dondolo. Al momento di compiere il gesto istintivamente le braccia mi si sono allargate formando due culle. A Chiara e Caterina i miei due angeli.
Va dove ti porta il Coach Smentendo il luogo comune che descrive i podisti come gente illetterata e dedida solo alla corsa e al liglioramento, talvolta vano, delle proprie prestazioni salutiamo con vera gioia la pubblicazione del nuovo libro della Tamarro "Va dove ti porta il Coach".
Il romanzo, o meglio la tragedia, tratta delle illusioni e vane speranze di un ragazzo di provincia, PierTinti, che abbandona i vecchia amici e compagni di avventura in preda alla smania, tipica della societa' occidentale, di superare i propri limiti alla rincorsa dell'affermazione personale e del successo.
Sordo ai consigli del vecchio amico Carcarlo, e del vegliardo Augusto, che piu' volte gli consigliavano un ritorno alla corsa dolce, ad una corsa dal volto umano, Piertinti inseguiva con pervicacia i propri sogni di gloria.
A segnare con maggior evidenza il mutamento degli ideali di Piertinti e' emblematico l'episodio in cui egli tradisce Carcarlo, che lo aspettava per l'allenamento, in favore del nuovo amico Rocco che poteva assicurargli prestazioni migliori.
Nell'affannoso inseguimento pero' spesso e' facile cadere nelle mani di persone, che anche con le migliori intenzioni, ci portano sulla cattiva strada, ed e' questo purtroppo anche quello che e' accade a Piertinti. Fatale e' al protagonista l'incontro con il Coach, sedicente preparatore atletico, che alimenta a dismisura le ambizioni del Tinti prospettandogli prestazioni strabilianti.
Dopo un perido di allenamento lungo ed estenuante, e ad onor del vero, con risultati incoraggianti, Piertinti parte alla volta di Venezia che lo avrebbe dovuto consacrare nell'olimpo dei podisti fermani di tutti i tempi, ma e' proprio nella citta' lagunare che si compira' il suo tragico destino...
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giovedì, ottobre 23, 2008
3 ORE Domenica tenterò di fare 3 ore in maratona a Venezia.
Forse sono troppo ambizioso ma trovarmi di fronte dei muri da abbattere è l'unico modo per me di avere stimoli nuovi.